LA BIRICOCCOLA

Metamorfosi di un edificio

Anno: 2026

Luogo: Reggio Emilia

Ristrutturazione edilizia mediante demolizione e ricostruzione di un edificio residenziale certificato dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura ETS, con prestazioni nZEB e che integra opere artistiche già dalla fase progettuale

Progettista e direttore dei lavori Nando Bertolini architetto in collaborazione con ing. Cristian Botti (strutture), geologo Alberto Iotti (indagini geologiche), architetto Gino Mazzone certificatore INBAR ETS, Carlo Alberto Pagliani termotecnico (impianti meccanici), perito Marco Ronzoni (impianti elettrici), artista Francesca Falli, architetto Silvia Bernardi – Falpalà Design, Marco Stefanini in arte Dum Dum designer

L’esito della trasformazione è un’architettura che dialoga con il contesto circostante, imponendosi attraverso la pulizia delle linee e scelte cromatiche radicate nella natura.

L’architettura come tela: «Il Bacio» (Francesca Falli)

L’arte non è semplicemente «appesa» alla casa ma ne costituisce un elemento composito fondamentale. «Il Bacio», con le sue strutture incrociate e gli inserti riflettenti, cattura i riflessi del cielo trasformando la facciata in una superficie mutevole e viva ad ogni ora del giorno.

La soglia mitologica: «L’Ippogrifo» (Nani Tedeschi)

Il limite di proprietà diviene esso stesso arte. La fluidità delle linee in ferro battuto delinea le figure dell’Ippogrifo e di Astolfo, evocando l’immaginario poetico dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. L’occhio in vetro verde incastonato nel metallo funge da gemma focale, instaurando un dialogo diretto con le cromie della facciata retrostante.

Suggestioni cosmiche dell’abitare: «Il Sole e la Luna» (Elena Viappiani)

L’opera esplora l’ossidazione e la corrosione controllata dei metalli. I dischi sospesi e parzialmente specchiati creano un contrappunto perfetto con la pulizia delle pareti e le linee nette della scala in bamboo. Rappresenta la sintesi tra l’energia primordiale degli astri e il rigore dell’architettura moderna.

Geometrie e colori: «Dum Dum Arredamente» (Marco Stefanini)
Anche gli ambienti più privati sono concepiti come spazi di puro design.
I lavabi d’appoggio dalle forme tondeggianti contrastano con le geometrie rigorose e i colori accesi, verde acido, arancio e metallo, degli arredi.
L’eleganza naturale del bamboo.
Nella transizione verso gli spazi abitativi, la scelta dei materiali riflette i principi della bioarchitettura anche nelle finiture. Il pavimento in bamboo unisce un’eccezionale resistenza meccanica a una rapida rinnovabilità forestale. La sua texture calda e dorata accompagna la luce naturale verso il piano superiore, creando una continuità visiva e tattile in tutta l’abitazione.

Il recupero creativo dell’arredo: «Falpalà Design» (Silvia Bernardi)

Il recupero dei materiali, uno dei principi della filosofia INBAR, si estende all’interior design con l’intervento creativo di Silvia. I mobili del soggiorno hanno subito un restyling profondo. Finiture opache in rosso bordeaux, verde salvia e giallo ocra dialogano a distanza con i colori esterni dell’edificio. Le applicazioni asimmetriche in foglia d’oro conferiscono ai volumi una nuova tridimensionalità e pregio estetico.

Il fulcro conviviale: la cucina

Il centro della convivialità quotidiana è uno spazio dove l’ocra delle pareti incontra il verde salvia dei pensili e il calore materico del legno. Il piano di lavoro in finitura chiara e l’estensione del tavolo massimizzano l’efficienza degli spazi. Le ampie vetrate dissolvono il confine fra interno ed esterno, inondando l’ambiente di luce naturale.

Il compimento della metamorfosi.

Sulle superfici restaurate, la luce rossa e iconica della lampada Nessino proietta il suo calore. È il tocco finale di un progetto dove ogni dettaglio, dalle fondamenta in vetro cellulare fino al complemento d’arredo, è stato pensato per celebrare la fusione perfetta tra ecologia, arte e design d’autore.



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